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Cenni storici sulle associazioni italiane

Come certamente tutti sanno, i primi italiani iniziarono ad arrivare in Argentina già nella prima metà dell'800, quando ancora Buenos Aires era poco più che una cittadina affacciata sulle rive del Rio de la Plata, per non parlare di navigatori, scienziati, pioneri che si avventurarono in queste terre anche nei secoli precedenti.

Un'intera umanità si è mossa per oltre un secolo dall'Italia verso l'Argentina, lasciando poi una impronta indelebile nella storia e nella formazione di questo Paese.

Le ricerche storiche su Buenos Aires hanno dimostrato che il nome della capitale Argentina fu suggerito dai monaci dell'ordine della Madonna della Mercede, devoti a Nostra Madonna di Bonaria, presso Cagliari, i quali, durante la spedizione di Pedro de Mendoza nel 1536, proposero di battezzare la nuova terra conquistata con il nome di Santa Maria del Buen Aire.

I primi italiani, arrivati da tutte le regioni della penisola, ma principalmente da quelle del Nord, Liguria soprattutto, ma anche Piemonte e Lombardia, ebbero un ruolo molto importante nella "costruzione" della città.

Ancora oggi, l'italiano che arriva a Buenos Aires si meraviglierà nel vedere i segni e le somiglianze che ci sono tra la città, la sua gente e l'Italia: oltre ai cognomi, l'architettura, i nomi delle piazze e delle strade, le targhe commemorative, ma anche le parole, i gesti e toni di voce, tanti usi e costumi che spesso si ripropongono in modalità non di rado sparite in Italia, sono tutti aspetti che fanno di Buenos Aires la più "italiana" delle città all'estero.

Le statistiche sugli arrivi di immigranti, pur risentendo di postulati qualche volta forzatamente rigidi (basti pensare che una legge del 1876 definiva "immigrante" tutti coloro che arrivavano in Argentina con un biglietto di 2º o 3º classe), descrivono un flusso che si è andato esaurendo solo a metà degli anni '50.

Nel periodo compresso tra il 1870 e il 1900 arrivarono in Argentina circa 760.000 italiani. Nello stesso periodo, lasciarono il Paese per far ritorno in Italia circa 305.000 italiani.

Per avere una idea delle dimensioni del fenomeno, basti pensare ai dati che riguardano l'altra grande collettività presente in Argentina, quella spagnola, per la quale gli arrivi furono 225.000 e i rientri 51.000.

Nel 1880 la popolazione di Buenos Aires raggiungeva i 313.000 abitanti. Nel 1895 in Argentina gli immigrati erano il 25,5% della popolazione. Nel 1914 nella città di Buenos Aires gli immigrati erano il 33% della popolazione, mentre l'8% vivevano nel centro della capitale.

Dal 1900 al 1920 arrivarono 1.570.000 italiani e rientrarono circa 920.000 persone (per gli spagnoli 1.370.000 e 630.000).

La presenza massiccia di immigrati italiani, comportò il sorgere di complessi problemi da risolvere; il lavoro, la salute, la casa, l'educazione, lo svago. Nacquero così le prime Associazioni, non a caso l'Ospedale Italiano di Buenos Aires (1853) e Unione e Benevolenza (1858).

Iniziò così una storia fatta di sacrifici e passione. Generazioni di immigrati hanno costruito, mattone su mattone, un patrimonio immobiliare che desta meraviglia.

Se nei primi anni l'attività delle Associazioni fu incentrata principalmente sul mutuo soccorso, con il trascorrere del tempo e l'incremento ulteriore del numero degli italiani, divenne inevitabile una differenziazione secondo il carattere laico o religioso, repubblicano o monarchico, ovvero individuando spazi operativi nell'ambito culturale e sociale. Dal 1912 la Federazione FEDITALIA cominciò ad unificare in un'unica matrice rappresentativa tali Associazioni.

Verso la fine dell'800 nacquero il Circolo Italiano e la Dante Alighieri, nell'area culturale, il Club Italiano e la Società di Tiro a Segno nell'ambito sportivo.

Con l'inizio del secolo e la Prima Guerra Mondiale, comparve la prima generazione dei figli degli immigrati. Come attesta la lapide in marmo collocata nella sede dell'Associazione Reduci di Guerra, furono centinaia gli italiani d'Argentina che accorsero in Italia per partecipare alla Grande Guerra, straordinaria testimonianza di solidarietà ed attaccamento patrio.

L'aspetto solidale non bastava più, occorreva mantenere il senso di appartenenza a tradizioni e abitudini portate dall'Italia. In quegli anni cominciarono ad essere fondate Associazioni che riunivano gli immigrati provenienti dalla stessa città, dallo stesso paese, spesso denominate con il nome d'origine o con quello del Santo Patrono.

Infine, dopo la Seconda Guerra Mondiale, la vita associativa della collettività si incamminò maggiormente verso attività sociali e sportive, pur mantenendo il patrimonio di solidarietà e tradizione dei decenni precedenti. Nascono anche i primi raggruppamenti di Associazioni per cercare di dare un maggiore coordinamento alle associazioni appartenenti alla stessa regione, o riferite ad una stessa matrice culturale e religiosa.

Anche per il fenomeno dell'associazionismo, è interessante fare un confronto con quello che accadde nell'altra grande collettività, quella spagnola. Nel 1914 esistevano in Argentina 463 Associazioni italiane che raccoglievano 144.000 associati, mentre esistevano 250 Associazioni spagnole che raccoglievano 110.000 associati.

Come si è detto più sopra, le Associazioni furono di vario tipo. Le Associazioni a carattere regionale furono istituite relativamente tardi, prevalendo inizialmente l'ispirazione di mutuo soccorso.

Alla data del 30 settembre 2003, nella circoscrizione del Consolato Generale di Buenos Aires risiedono 362.000 connazionali, di cui 272.138 a Buenos Aires, 49.297 nella circoscrizione dell'Agenzia Consolare di Lomas de Zamora e 40.655 in quella di Moron.

Attualmente la collettività più numerosa residente nella circoscrizione consolare di Buenos Aires, dato che si riflette anche nell'ambito associativo, è quella calabrese, con oltre 53 mila nominativi registrati all'anagrafe (30 mila nati in Italia, 23 mila di origine calabrese), seguita da quella campana con oltre 23 mila nominativi registrati (13 mila nati in Italia, 10 mila di origine campana) e quella siciliana con 21 mila nominativi iscritti (10 mila nati in Italia, 11 mila di origine siciliana).

Consolato Generale d'Italia

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